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Libro - Noi con gli altri
BRASILE
Anema e...fagioli: una comunità agricola per cominciare a sperare
“Antonio, come si dice “a presto”?
Davanti al computer, con il traduttore italiano-portoghese installato sul pc, i ragazzi dell’istituto agrario Busdraghi di Lucca stanno scrivendo ai loro nuovi amici brasiliani. Un contatto che non si è mai interrotto, fin dal loro rientro a Lucca dopo i dieci giorni trascorsi a Foz do Iguaçu. «Ci scriviamo quasi tutti i giorni: parliamo con Aline, la figlia di un operatore che si occupa della fazenda e delle case famiglia, e con David, uno dei ragazzi agricoltori – racconta Diego, IV C -. Ci raccontiamo la nostra giornata, da amici, e da “colleghi” seguiamo la crescita di quello che abbiamo seminato mentre eravamo laggiù... A proposito, David dice che le piantine dei fagioli lucchesi crescono che è una meraviglia con il sole brasiliano...».
Nel sud del Brasile
Per capire meglio quello che sta succedendo è necessario fare un passo indietro, a marzo, quando una delegazione di nove studenti della IV A e della IV C del Busdraghi di Lucca è partita per Foz do Iguaçu, città di frontiera tra il Paraguay e l’Argentina. Un posto bellissimo, verde e rigoglioso, dove 275 cascate, dichiarate patrimonio mondiale dell’umanità, danno vita ad un fantastico spettacolo di spruzzi e giochi d’acqua, visitato tutti gli anni da migliaia di turisti brasiliani e stranieri. Dietro tanta bellezza si cela però l’altro volto del Brasile, fatto di povertà estrema e di aspri conflitti.
Fino al 1970 a Foz do Iguaçu vivevano poco meno di 30 mila persone, poi la costruzione della diga di Itaipu, uno degli impianti idroelettrici più grandi del mondo, ha attirato migliaia di lavoratori, innescando una rapidissima espansione urbana e sub-urbana. Oggi gli abitanti sono quasi 300 mila. La città vive forti tensioni sociali: il contrabbando, il commercio di droga, la prostituzione minorile sono molto diffusi. Ogni giorno muore un ragazzo, ucciso in regolamenti di conti tra bande, o in scontri con la polizia.
Progetto Madre Terra
È in questa realtà che ha iniziato il suo lavoro Arturo Paoli, missionario lucchese impegnato nelle favelas brasiliane per oltre vent’anni, la maggior parte dei quali trascorsi proprio a Foz do Iguaçu. Sua l’intuizione del progetto “Madre Terra”: costruire una fattoria didattica agrituristica, gestita secondo i principi dell’agricoltura biologica, dove far lavorare ragazzi provenienti da situazioni difficili, creando una comunità agricola basata sui principi di solidarietà e di rispetto per l’ambiente. L’incontro tra fratel Paoli e don Mario De Maio, il sacerdote psicoanalista fondatore dell’associazione Ore undici, ha dato forza al progetto, che si è concretizzato con la campagna del Cuore 2004-2005: il contributo di Unicoop Firenze e della Provincia di Lucca ha permesso di acquistare un terreno di 37 ettari, a pochi chilometri dalle cascate, dall’aeroporto e dal centro della città di Foz do Iguaçu. È qui che sta nascendo la fattoria, ed è qui che i ragazzi lucchesi hanno vissuto la loro straordinaria esperienza di cittadinanza solidale.
Zappando insieme
«L’impatto con una realtà così diversa dalla nostra è stato molto forte – scrivono i ragazzi nel blog che racconta la cronaca fedele dei loro giorni in Brasile -, soprattutto quando abbiamo visitato le case Lar e la favela Morenitas». Le case Lar (in portoghese lar significa “focolare domestico”) sono abitazioni che vengono assegnate a famiglie disposte a prendersi cura di bambini rimasti soli o con genitori che non possono accudirli, in modo da fargli vivere un’esperienza familiare alternativa all’orfanotrofio. Sono decine i bambini affidati dal giudice minorile alle case famiglia gestite dalla Fondazione brasiliana Nosso Lar in collaborazione con Ore undici. E la maggior parte dei ragazzi che oggi lavorano alla fattoria provengono proprio dalle case Lar.
Gli studenti di Mutigliano hanno lavorato con loro, zappando e piantando i semi dei fagioli lucchesi che si erano portati dalla Toscana, confrontando le diverse tecniche colturali, discutendo di come rendere più produttiva la fattoria. Insieme hanno visitato alcune fattorie della zona, per studiarne le produzioni e discutere insieme proposte per la fazenda. «Abbiamo messo a disposizione le nostre competenze professionali – dice la professoressa Maria Fortini, referente del progetto – condividendole con i ragazzi brasiliani, in uno scambio alla pari tra giovani agricoltori». Un aspetto importante, che va ad aggiungersi a quello della solidarietà. «I ragazzi si sono impegnati in un modo incredibile – dice Franco Grossi, l’insegnante che li ha accompagnati -, e con ottimi risultati, perché le piantine erano già nate prima della nostra partenza».
Dalla manioca ai fagioli
Nella fattoria si coltiva soprattutto manioca, un tubero molto usato nella cucina locale, e canna da zucchero. Alla manioca è dedicato un intervento specifico per renderlo più competitivo sul mercato: attualmente infatti viene venduto sottocosto per la mancanza di un adeguato procedimento di ripulitura. Nei laboratori per la lavorazione della manioca e della canna da zucchero potranno lavorare anche alcune ragazze, e questa è una delle principali novità: la costruzione delle strutture, già avviata, dovrebbe essere ultimata entro la fine del 2007. C’è anche un pomar, un frutteto di 230 piante interamente donato da amici italiani, che hanno aderito al progetto regalando un albero per ricordare un evento o una persona cara.
L’idea è quella di avviare anche un’attività agrituristica: il luogo è ideale, immerso com’è nella natura e così vicino alle cascate. Anche su questo progetto i ragazzi si sono scambiati idee ed esperienze: l’istituto Busdraghi è infatti “abilitato” all’argomento, anche se quello agrituristico non è ancora un vero e proprio indirizzo.
L’agriturismo
L’agriturismo si chiamerà "Remanso Grande", ad indicare lo stato del fiume che, dopo le rapide, si calma per riprendere poi il suo corso. Ospiterà un centro di formazione e un piccolo ristorante. Alla fine del percorso formativo i giovani che matureranno le competenze necessarie riceveranno in uso gratuito una casa e un appezzamento di terreno, per tutto il tempo in cui si impegneranno a coltivarlo.
L’obiettivo finale è la creazione di una cooperativa tra i giovani contadini che gestisca in piena autonomia economica e operativa la fattoria Madre Terra e l'agriturismo "Pousada Remanso Grande". Guardando ancora oltre, l’idea è quella di reinvestire una parte degli utili per acquistare nuova terra da destinare ad altri giovani svantaggiati. Il progetto è ambizioso e ha bisogno di fondi. Sarà articolato in tre fasi e avrà una durata complessiva di circa 10 anni, per un investimento totale di 750 mila euro. Attualmente siamo al termine della prima fase.
La pizza di Geneci
Alla fattoria lavorano stabilmente sei collaboratori, che stanno insegnando il lavoro a dieci ragazzi tra i 14 e i 25 anni: Adilson, Alan, Cristiano, David, Julio, Junior, Jurandir, Paulo, Rosinaldo e Marcelo, l’ultimo arrivato. Ci sono poi Geneci e Reginaldo con la figlia di 5 anni, Livia: la prima famiglia ad abitare nella fattoria. È lei ad occuparsi della formazione dei ragazzi: li segue negli studi, si confronta con loro nelle scelte e nei problemi. Geneci è un altro dei contatti dei ragazzi di Lucca:
«Pretendo comer (mangiare) pizza e bailare tarantela» scrive, annunciando che arriverà in Italia ad agosto, per una quindicina di giorni.
«E vai!» – esultano Martina e Diego contemporaneamente collegati con lei tramite MSN messenger, una via di mezzo tra una chat e una mail. «La pizza la faccio io», si propone Diego, subito rintuzzato da Marta: «Nessun problema per la tarantella, Diego baila, ma forse è meglio se in cucina ci sta Martina…». Geneci racconta le ultime novità a Madre Terra: «è arrivato un ragazzo nuovo, Marcelo, e il fiume è in piena: mira – dice – inviando una foto…». Difficile pensare che solo un mese e mezzo prima nemmeno si conoscevano…
«Dopo questo viaggio il concetto di “altri” non esiste più: siamo diventati tutti “noi” – dice Diego – ed è una cosa che ci piace».
Il futuro
Tornati a casa i ragazzi hanno subito piantato nell’orto della scuola i semi dei fagioli brasiliani, che dovrebbero essere pronti a settembre. Contemporaneamente hanno cominciato a lavorare ad una campagna di commercializzazione per un eventuale inserimento del prodotto nei punti vendita Coop, lavorando anche sul fronte della promozione dell’iniziativa, con spot radiofonici e cartelli informativi da esporre sia nella scuola che nei supermercati.
In programma c’è una festa di fine anno, con cena, per tutti i ragazzi della scuola, i loro genitori e gli insegnanti ed altri appuntamenti conviviali - con degustazione dei fagioli brasiliani coltivati dai ragazzi e piatti tipici -, il cui ricavato sarà interamente devoluto al sostegno dell’iniziativa; la partecipazione alla manifestazione Murabilia, a settembre, con uno stand, in cui esporranno i semi dei fagioli portati dal Brasile e spiegheranno il progetto “Madre Terra”; un presidio informativo nel punto vendita Coop di Sant’Anna, a Lucca, in collaborazione con l’associazione Ore undici. Tutto questo in attesa dell’arrivo dei ragazzi brasiliani: ospiti della Provincia, frequenteranno uno stage di formazione all’istituto agrario di Mutigliano, per uno scambio di esperienze e competenze che sarà anche un incontro tra amici.
Segue:
Le impressioni di viaggio degli studenti dell'Istituto Busdraghi in Brasile |